Affossata la legge sull’omofobia

omofobia

Un’altra brutta pagina per il nostro Paese. Si è fermato alla Camera il cammino della proposta di legge sull’omofobia, che inseriva tra le aggravanti dei reati i fatti commessi “per finalità inerenti all’orientamento o alla discriminazione sessuale della persona offesa dal reato”.

Una previsione normativa che in ogni paese civile non sarebbe messa nemmeno in discussione.

Ma questa maggioranza evidentemente ha dato l’ennesima prova di non sentirsi a suo agio in un parlamento che avvia discussioni su temi che difendono la dignità e i diritti degli omosessuali.

In queste circostanze si misura evidentemente la distanza che esiste fra  i due schieramenti e fra le nostre culture politiche e civili. Non ci sfugge nemmeno la riflessione da avviare dentro il Pd, differenziazioni così eclatanti come quelle di ieri alla Camera rischiano di abbandonare il campo della libertà di coscienza da riconoscere a qualunque Parlamentare nell’esercizio delle proprie funzione per approdare in quello dell’incompatibilità con i principi fondanti del proprio Partito.

Sarebbe giusto che partisse da qui  dalla nostra Regione, così attenta da sempre a queste problematiche, un’ ampia mobilitazione “democratica” per ribadire che questo non è solo periodo di congressi, conte interne e primarie ma anche e soprattutto di intensa battaglia politica e civile.

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Una previsione normativa che in ogni paese civile non sarebbe messa nemmeno in discussione.

Ma questa maggioranza evidentemente ha dato l’ennesima prova di non sentirsi a suo agio in un parlamento che avvia discussioni su temi che difendono la dignità e i diritti degli omosessuali.

In queste circostanze si misura evidentemente la distanza che esiste fra  i due schieramenti e fra le nostre culture politiche e civili. Non ci sfugge nemmeno la riflessione da avviare dentro il Pd, differenziazioni così eclatanti come quelle di ieri alla Camera rischiano di abbandonare il campo della libertà di coscienza da riconoscere a qualunque Parlamentare nell’esercizio delle proprie funzione per approdare in quello dell’incompatibilità con i principi fondanti del proprio Partito.

Sarebbe giusto che partisse da qui  dalla nostra Regione, così attenta da sempre a queste problematiche, un’ ampia mobilitazione “democratica” per ribadire che questo non è solo periodo di congressi, conte interne e primarie ma anche e soprattutto di intensa battaglia politica e civile.

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Un’altra brutta pagina per il nostro Paese. Si è fermato alla Camera il cammino della proposta di legge sull’omofobia, che inseriva tra le aggravanti dei reati i fatti commessi “per finalità inerenti all’orientamento o alla discriminazione sessuale della persona offesa dal reato”.

Una previsione normativa che in ogni paese civile non sarebbe messa nemmeno in discussione.

Ma questa maggioranza evidentemente ha dato l’ennesima prova di non sentirsi a suo agio in un parlamento che avvia discussioni su temi che difendono la dignità e i diritti degli omosessuali.

In queste circostanze si misura evidentemente la distanza che esiste fra  i due schieramenti e fra le nostre culture politiche e civili. Non ci sfugge nemmeno la riflessione da avviare dentro il Pd, differenziazioni così eclatanti come quelle di ieri alla Camera rischiano di abbandonare il campo della libertà di coscienza da riconoscere a qualunque Parlamentare nell’esercizio delle proprie funzione per approdare in quello dell’incompatibilità con i principi fondanti del proprio Partito.

Sarebbe giusto che partisse da qui  dalla nostra Regione, così attenta da sempre a queste problematiche, un’ ampia mobilitazione “democratica” per ribadire che questo non è solo periodo di congressi, conte interne e primarie ma anche e soprattutto di intensa battaglia politica e civile.

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Un’altra brutta pagina per il nostro Paese. Si è fermato alla Camera il cammino della proposta di legge sull’omofobia, che inseriva tra le aggravanti dei reati i fatti commessi “per finalità inerenti all’orientamento o alla discriminazione sessuale della persona offesa dal reato”.

Una previsione normativa che in ogni paese civile non sarebbe messa nemmeno in discussione.

Ma questa maggioranza evidentemente ha dato l’ennesima prova di non sentirsi a suo agio in un parlamento che avvia discussioni su temi che difendono la dignità e i diritti degli omosessuali.

In queste circostanze si misura evidentemente la distanza che esiste fra  i due schieramenti e fra le nostre culture politiche e civili. Non ci sfugge nemmeno la riflessione da avviare dentro il Pd, differenziazioni così eclatanti come quelle di ieri alla Camera rischiano di abbandonare il campo della libertà di coscienza da riconoscere a qualunque Parlamentare nell’esercizio delle proprie funzione per approdare in quello dell’incompatibilità con i principi fondanti del proprio Partito.

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