Afghanistan

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Sono bastati pochi giorni per mettersi dietro le spalle i tragici fatti di Kabul .

A poche ore dal drammatico e vile attentato che ha colpito i nostri militari in Afghanistan e dopo la doverosa, sincera e sentita commozione scompaiono i titoli dei giornali, scompaiono discussioni nei media e nei fatti ci appare archiviato il vero problema che quelle giornate ci consegnano.

In primo luogo la capacità di individuare in seno alla comunità internazionale una “exit strategy” che eviti di apparire una resa dinanzi alla violenza terrorista ma che  si ponga il problema (e lo risolva) di come un intervento avviato per garantire libertà e democrazia si sia rivelato nel tempo più una semplice operazione bellica che altro.  Abbiamo invece assistito ad uno sconcertante teatrino, giustamente definito “cacofonico” da una lucida analisi di L.Caracciolo, dei nostri governanti con un Presidente del Consiglio in equilibrio precario fra il “tutti a casa” di Bossi a “la missione continua” di La Russa.

Un teatrino che non onora l’obiettivo che dovrebbe animare la politica estera della Comunità internazionale, ossia l’affermazione di un regime politico libero e democratico in quell’area.

Le elezioni di qualche settimana fa vanno solo parzialmente in questa direzione: l’affermazione di un potere legittimo è ancora lontana come rimane complicato ma necessario continuare la caccia ai terroristi con operazioni puntuali magari  in un territorio meno ostile.

Entrambi questi obiettivi si possono raggiungere se si riesce ad avviare una reale ,e non solo annunciata , strategia di uscita da quello scenario.

Non un ritiro che miri solo a portare a casa i nostri soldati ma  qualcosa di ben più complesso e politicamente rilevante che coinvolga l’intera comunità internazionale.

L’immobilismo e il silenzio che di nuovo avvolge la vicenda dopo i giorni del lutto collettivo non rendono ne il giusto omaggio ai nostri caduti ne ridanno all’Afganistan una prospettiva di pacificazione e di libertà.

Riproduzione consentita previa citazione della fonte : marciano.enjinia.it

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A poche ore dal drammatico e vile attentato che ha colpito i nostri militari in Afghanistan e dopo la doverosa, sincera e sentita commozione scompaiono i titoli dei giornali, scompaiono discussioni nei media e nei fatti ci appare archiviato il vero problema che quelle giornate ci consegnano.

In primo luogo la capacità di individuare in seno alla comunità internazionale una “exit strategy” che eviti di apparire una resa dinanzi alla violenza terrorista ma che  si ponga il problema (e lo risolva) di come un intervento avviato per garantire libertà e democrazia si sia rivelato nel tempo più una semplice operazione bellica che altro.  Abbiamo invece assistito ad uno sconcertante teatrino, giustamente definito “cacofonico” da una lucida analisi di L.Caracciolo, dei nostri governanti con un Presidente del Consiglio in equilibrio precario fra il “tutti a casa” di Bossi a “la missione continua” di La Russa.

Un teatrino che non onora l’obiettivo che dovrebbe animare la politica estera della Comunità internazionale, ossia l’affermazione di un regime politico libero e democratico in quell’area.

Le elezioni di qualche settimana fa vanno solo parzialmente in questa direzione: l’affermazione di un potere legittimo è ancora lontana come rimane complicato ma necessario continuare la caccia ai terroristi con operazioni puntuali magari  in un territorio meno ostile.

Entrambi questi obiettivi si possono raggiungere se si riesce ad avviare una reale ,e non solo annunciata , strategia di uscita da quello scenario.

Non un ritiro che miri solo a portare a casa i nostri soldati ma  qualcosa di ben più complesso e politicamente rilevante che coinvolga l’intera comunità internazionale.

L’immobilismo e il silenzio che di nuovo avvolge la vicenda dopo i giorni del lutto collettivo non rendono ne il giusto omaggio ai nostri caduti ne ridanno all’Afganistan una prospettiva di pacificazione e di libertà.

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In primo luogo la capacità di individuare in seno alla comunità internazionale una “exit strategy” che eviti di apparire una resa dinanzi alla violenza terrorista ma che  si ponga il problema (e lo risolva) di come un intervento avviato per garantire libertà e democrazia si sia rivelato nel tempo più una semplice operazione bellica che altro.  Abbiamo invece assistito ad uno sconcertante teatrino, giustamente definito “cacofonico” da una lucida analisi di L.Caracciolo, dei nostri governanti con un Presidente del Consiglio in equilibrio precario fra il “tutti a casa” di Bossi a “la missione continua” di La Russa.

Un teatrino che non onora l’obiettivo che dovrebbe animare la politica estera della Comunità internazionale, ossia l’affermazione di un regime politico libero e democratico in quell’area.

Le elezioni di qualche settimana fa vanno solo parzialmente in questa direzione: l’affermazione di un potere legittimo è ancora lontana come rimane complicato ma necessario continuare la caccia ai terroristi con operazioni puntuali magari  in un territorio meno ostile.

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Non un ritiro che miri solo a portare a casa i nostri soldati ma  qualcosa di ben più complesso e politicamente rilevante che coinvolga l’intera comunità internazionale.

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Le elezioni di qualche settimana fa vanno solo parzialmente in questa direzione: l’affermazione di un potere legittimo è ancora lontana come rimane complicato ma necessario continuare la caccia ai terroristi con operazioni puntuali magari  in un territorio meno ostile.

Entrambi questi obiettivi si possono raggiungere se si riesce ad avviare una reale ,e non solo annunciata , strategia di uscita da quello scenario.

Non un ritiro che miri solo a portare a casa i nostri soldati ma  qualcosa di ben più complesso e politicamente rilevante che coinvolga l’intera comunità internazionale.

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