Dall’integrazione alla disintegrazione del sistema di trasporti campano

Ennesimo aumento del costo del biglietto integrato, con l’introduzione del Tic, e una giungla confusionaria di oltre 2000 titoli di viaggio, diversi per aziende e servizi, con la moltiplicazione dei centri di stampa e l’aumento dei costi di produzione: sono queste le straordinarie innovazioni del Presidente Caldoro e del suo Assessore Vetrella. Grazie a loro, la Campania fa un tuffo indietro nel passato di 20 anni, con un sistema di bigliettazione che è solo l’ultimo atto della disintegrazione del trasporto pubblico campano della giunta di centrodestra.

In quattro anni, Caldoro e Vetrella sono riusciti ad annientare uno dei settori di eccellenza della regione, lasciando a piedi oltre 600mila campani al giorno. Nel 2010, infatti, i passeggeri trasportati in media nei giorni feriali erano quasi 1 milione e 600mila, mentre oggi sono solo 920mila. Non solo: l’evasione dal biglietto è salita di ben 10 punti percentuali, dal 18% all’attuale 28%, e di conseguenza sono crollati gli introiti, dagli oltre 156 milioni di euro del 2010 ai 135,7 milioni incassati nel 2013, nonostante i vari aumenti di prezzo del biglietto che hanno colpito le tasche dei cittadini in questo periodo.

Il sistema Unicocampania, best practice a livello internazionale e menzionato anche nel ‘Libro Bianco dei Trasporti’ della Comunità europea, viene di fatto cancellato dopo 20 anni con la introduzione dei singoli titoli aziendali che consentiranno di viaggiare solo su quei determinati mezzi. Questo significa che l’utente dovrà acquistare il titolo in base all’azienda prescelta e perciò non potrà salire a bordo di un mezzo con marchio differente. La struttura tariffaria di tipo chilometrico, che sostituirà l’attuale struttura a zona, è inoltre in controtendenza con ciò che avviene in tutto il resto del mondo, dove i titoli chilometrici vengono sostituiti da quelli integrati.

Non solo: dal 31/12/14 spariranno anche i titoli a valenza turistica, e cioè i biglietti giornalieri (tranne che per Napoli e capoluoghi) e tutti i biglietti weekend, così come il biglietto turistico 3T che consente di viaggiare 3 giorni in tutta la Regione Campania.

Insomma, un brutto pasticcio, mascherato da un’operazione di novità. La verità, invece, è che si conferma un dato di fatto: per questo governo della Regione Campania il trasporto pubblico è un settore residuale e non un primario fattore di sviluppo e di promozione dell’offerta turistica.

Qui alcuni articoli usciti questa mattina:

Corriere del Mezzogiorno

Il Mattino

Cronache di Napoli

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